venerdì 12 dicembre 2008

Un Pianeta rinnovabile

...Quanto segue è qualcosa che esula un po' dalla norma di questo blog: trattasi di un articolo circa i temi dell'inquinamento ambientale e delle fonti d'energia rinnovabili, da me stilato in merito al corso di Divulgazione Naturalistica iniziato qualche giorno fa all'Università... Per una volta - dato che sempre e comunque di scrittura si tratta! - lascerò che le mie due "carriere" parallele s'incrocino su queste pagine...
Vi consiglio di leggerlo, ho fatto del mio meglio per non ridurlo ad un concentrato di informazioni scientifiche e renderlo quanto più lolliano possibile...!
Se poi proprio non ce la fate, e vi siete connessi qui nella convinzione di imbattervi in tutt'altro, passate direttamente più sotto al post successivo: almeno lo troverete senz'altro più classico...

...Che il nostro Pianeta sia da tempo in sofferenza, oramai lo si sa bene; è già divenuta una storia vecchia. Quasi un luogo comune.
Stesso dicasi delle varie – ma ad ogni modo correlate – cause che siamo soliti attribuire al fenomeno: eccessivo sfruttamento delle risorse energetiche; imminente esaurimento delle stesse; immissioni nell’ambiente di gas ed altre sostanze nocive; effetto serra; global warming. Insomma, parole alle quali siamo da sempre abituati, proprio come alle promesse dei politici ed al turpiloquio in TV, e verso le quali proviamo oramai la stessa indifferenza.
Altrettanto ridondanti sembrano infine essere le continue proposte sul come noi tutti possiamo porre rimedio alle nostre scelleratezze: basta rinunciare all’automobile, agli sprechi, alle industrie che mandano avanti la nostra economia e alle bombolette di lacca spray...
Insomma, a quello che i più identificherebbero come la nostra odierna concezione di civiltà.
E pur di non rinunciare a questo, saremmo disposti a tutto: perfino a sacrificare il Pianeta!
...Perfino ad accettare una teoria – di solito considerata mediaticamente scomoda – secondo la quale, in verità, noi uomini siamo soliti attribuirci un’eccessiva importanza nell’ auto-considerarci fautori della nostra Apocalisse, laddove in realtà, fenomeni quali il riscaldamento della Terra, con conseguenti alterazioni climatiche e scioglimento dei ghiacciai, altro non sono che il frutto di naturali eventi geologici ed astronomici ai quali, semplicemente, non possiamo sottrarci.
In altre parole: ben venga l’estinzione, purché si scampi all’eventualità di dover effettuare dei cambiamenti.

Tutto sommato, l’idea che l’Universo nella sua immensità se ne infischi delle nostre misere oasi di calore urbano è senz’altro scientificamente valida; eppure, nonostante a molti piacerebbe poterla pensare così, questo non ci autorizza a deturpare il Pianeta, per quanto limitato nelle ere geologiche possa essere il periodo che il succedersi dei Moti Astrali gli hanno concesso...
Le autorità internazionali hanno impegnato diverso tempo a prender coscienza di questa realtà dei fatti, continuando a lungo a spremere tutte le risorse energetiche possibili come se fossero infinite e a rigettare le proprie scorie nell’ambiente – come se anch’esso altro non fosse che un’infinita pattumiera – il tutto in nome della scusante del proprio sviluppo economico e progresso sociale; è stato solo alla fine degli anni ’90 che si è capito che il raggiungimento di tali obiettivi era realizzabile in ben tutt’alti modi: uno di questi è senz’altro stato la realizzazione del Protocollo di Kyoto, un trattato internazionale in materia ambiente, sulla base del quale i più di 160 Paesi firmatari si sono impegnati ad operare una drastica riduzione dell’emissione dei cosiddetti “agenti inquinanti” nel Mondo. Insomma, finalmente un gesto decisivo contro la passività oramai dilagante nei confronti dei già citati effetto serra e riscaldamento globale. Tuttavia, nonostante i larghi favori inizialmente riscossi, il Protocollo non si è mai rivelato un pieno successo: ma è proprio attraverso ciò che già possiamo renderci conto di come l’intera faccenda dietro lo sfruttamento delle risorse energetiche sia ben più sporca e nera di una macchia di petrolio al largo dello stretto di Prince Williams...
Nel 2001, anno in cui i Paesi aderenti sottoscrissero il trattato, l’America si ritirò improvvisamente dagli accordi, di colpo divenuti contrastanti con gli evidenti interessi del nuovo presidente; parafrasando Vittorio Zucconi, il sentiero di Bush verso il potere – prima semplicemente economico, poi anche politico – “è stato lastricato di dollari neri”, quegli stessi che avrebbero poi mosso e caratterizzato il suo intero governo; non è contro le ben note dinamiche della macchina politico-economica che voglio ora scagliarmi, ma mi si conceda un’osservazione: naturalisti e ambientalisti, zoologi e climatologi, scienziati di tutto il mondo da anni si arrabattano alla ricerca delle rinomate fonti d’energia rinnovabili (o alternative, in base a se ci si riferisca rispettivamente alle semplici fonti “non esauribili” – quali l’energia geotermica, idroelettrica, marina, solare, eolica... – o a qualunque altra che semplicemente non sia il petrolio – includendo così anche il nucleare), eppure queste continuano a rimanere, laddove adottate, niente di più che una sorta di cattedrali nel deserto nell’ambito del panorama industriale globale; la loro funzionalità, la loro produttività ed efficacia, i loro quantitativi in termini di consumi e di sprechi palesemente inferiori rispetto alla norma – insomma, prendendo in prestito un termine dalla zoologia, la loro eccellente fitness – sembrano essere scientificamente comprovate; ciononostante, persiste una sorta di diffidenza generale verso tale risorsa: chi è scettico nei confronti dell’effettiva portata di un eventuale utilizzo su scala planetaria; chi dubita della sostenibilità (ovvero la possibilità per le future generazioni di perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità delle risorse in questione) delle opere; chi semplicemente punta il dito contro i troppo elevati costi d’avvio dei progetti... Tutti dubbi leciti, certo; ma a conti fatti, non sarebbe forse molto meglio iniziare ad assumerci l’onere di questi rischi, piuttosto che andare passivamente incontro alla certezza della fine delle nostre attuali risorse? In un tale contesto, il primo di questi dubbi non può quindi che essere, semplicemente, che un simile azzardo – nei confronti di quella che oramai è la nostra routine economico-sociale – rischi inevitabilmente di cozzare con gli interessi dei potenti di turno. L’impotenza di fronte a ciò è una realtà concreta e per nulla trascurabile in nome di una qualche mera ideologia; ma non per questo ci appare meno inquietante. Perché oltre ogni speculazione possibile, resta solo l’evidenza del fatto che la nostra esistenza – con la quale si sta giocando – è unica, e non di certo una risorsa rinnovabile.

3 commenti:

Squall ha detto...

Oh ma che ragazzo impegnato socialmente XD!

No a parte gli scherzi hai ragione a postare anche cose di questo tipo...se nessuno lo facesse il mondo ci si sgretolerebbe sotto i piedi(perchè accadrà!) e noi neanche ce ne accorgemmo!

Cmq la chiudo quì prima di diventare pesante :)...al prox post!

devitalizart ha detto...

AUGURI LOLLOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!

Francesco De Paolis ha detto...

Complimenti, come hai detto tu è roba detta e ridetta ma sei riuscito a scriverla senza risultar pesante.

Su questo sito si parla di cose che dovrebbero titillare il tuo animo ecologista:

http://www.jacopofo.com

Ah, auguri anche da me!!