mercoledì 29 ottobre 2008

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…Un tempo era molto più facile far distinzioni tra bene e male…
C’erano semplicemente il buono ed il malvagio. Il principe e l’orco. Il bravo ragazzo e quello cattivo, santo e brigante… Ma poi, al brigante, s’affiancò il ben più goliardico ragazzaccio: il tipico perditempo, quello “poco raccomandabile”, ma che in fondo non è criminale, solo un po’ ribelle… Ma quindi ovviamente, scomodo… Per quel che mi riguarda, l’unica scomodità deriva dal fatto che, da allora, un concetto inequivocabile come la ribellione, si sia servito di un po’ troppe maschere per potersi esprimere…

Negli anni ’50, la ribellione fece capolino nelle case delle docili famiglie americane, mascherata da un Re dai costumi eccentrici ed i movimenti conturbanti, che attraverso radio e televisioni andava diffondendo nuove sonorità di derivazione blues, una musica così dura e poco perbene rispetto a quanto udito fino ad allora… Le ragazze però, andavano letteralmente pazze di quel cane da caccia
Dieci anni più tardi, la ribellione attraversò l’oceano per rifarsi viva nei panni lindi e le pettinature ordinate di quattro britannici scarafaggi: ancora una volta, la chitarra dimostrò quante nuove cose poteva fare con i suoi gentili lamenti
Fu infine muovendosi al ritmo del battito di piccole ali che la ribellione assunse toni mondiali: fiori, pace, amore ed acidi. Fu probabilmente dopo di ciò, che le cose iniziarono a complicarsi…

Il rocker solca l’America da costa a costa sulla sua Electra glide fiammante; vorrebbe essere un uccello libero, ma da quanto si può sentire dall’enorme autoradio che trionfa sul manubrio, si evince che intanto sogna solo la sua dolce casa, l’Alabama
Il punk proclama l’Anarchia nel Regno Unito, ma la cosa non vale per la sua impeccabile cresta sempre in ordine; nel frattempo si lancia occhiate d’odio col suo rivale di sempre.
Il metalhead ricambia l’occhiataccia, ma è ovvio che in realtà vorrebbe solo scolarsi la sua birra in santa pace: infrangere la legge, per lui, è solo un sogno in un cassetto, ha già troppe preoccupazioni così, per via di quel suo frivolo cugino che gli rovina la piazza.
Il glamster vanta tendenze autodistruttive e sniffa tutto quanto a misura di narice, dallo zucchero del pandoro alle formiche; urla al Demonio, perché l’Angelo Caduto è il santo patrono degli eccessi e del divertimento, moderno Bacco, simbolo d’edonismo...
Ed intanto i capelloni di tutti i fronti si beccano fior di accuse di satanismo.

L’alternativo disapprova tutto ciò: la rivoluzione contro il potere va condotta aborrendo questi deplorevoli eccessi, ma distintamente impacchettati con giacchetta logora, codino ben raccolto e sciarpino per darsi con roba proletaria ed inconsueta un tono tuttavia composto, mente parla con fare intellettualoide di nichilismo e di tetraidrocannabinoli; che è un modo molto più impegnato per dire che in realtà si scassa di canne, mentre è cullato da note psichedeliche: insomma, solo un’altra crepa nel muro.
I rastafari in Italia vengono definiti punkabbestia, termine che col tempo è giunto a rappresentare la totalità di quanto definibile come alternativa sociale: nel punkabbestia troverai di tutto, dall’immancabile capello arruffato, che sia il ben definito rasta o una semplice crosta di sporcizia spacciato per tale, alle mille variabili di orecchini, piercing od extension; dai sandaletti forieri di un’aria tutta trasandata, alla maglietta dei Tool… Insomma, una vera e propria promiscuità di elementi trasgressivi, ben amalgamati – finanche “rappresi” – tra loro, se si tiene conto delle dicerie sulle scarse tendenze igieniche dei suddetti… E nossignore, quell’aroma dolciastro che emanano non è bagnoschiuma: vorrebbero alzarsi per i loro diritti, ma la verità è che sono troppo fatti e non ne hanno la forza…
Ma ad ogni modo, il vero trionfo della controcultura contemporanea, è l’emo!
Dove “emo” – mi dicono – stia per “emo-tional”. Coerente, per un gruppo di ragazzini depressi ed emaciati che proclamano lo svenamento come unica evasione dallo schifo che li circonda. Jack Skellington è il loro idolo: quando l’ha saputo, l’ossuto personaggio ha pianto lacrime amare per il rimpianto di non avere vene da potersi tagliare. Il problema di questi tizi è che non hanno capito che non si può correre attraverso il Monsone se si ha un’emorragia in corso. E pensare che i loro ispiratori erano persone così serie…
Difficile in effetti pensare a qualcuno di più serio del dark – il quale pare abbia rischiato l’attacco cardiaco una volta messo al corrente del sopracitato accostamento; ma d’altra parte, ognuno è libero di fare ciò che gli pare e, a lui, la cosa non lo sfiora per niente. Non a caso, la ribellione ha sempre preferito condurla per conto suo, senza mai spingerla all’infuori del proprio animo contorto, lontano dalle incomprensioni ed i giudizi di chi non è degno di capire: sempre meglio bruciare dall’interno.
Infine, il vero ribelle dei sobborghi, l’hip-hopper. Ben diverso dal semplice rapper, fautore unicamente di uno stile musicale, un seguace dell’hip hop si fa carico di un intero stile di vita, portavoce della rabbia di tutti coloro che sono sempre stati sotto e che alla fine hanno deciso di far sentire la propria voce. E a raffica. Ma c’è forse da pensare che la risalita dai quartieri bassi sia stata troppo rapida, e la voce della musica nera ora (de)canta la bellezza di macchine nuove, donne super-sexy e soldi. Tanti soldi, troppi, più di quanti ce ne sarebbe stato bisogno per un riscatto onesto e pulito. Ma tutto sommato, meglio essere un M.A.G.N.A.C.C.I.A. figlio di puttana che un povero perdente a vita…

Questo, signori, il quadro generale della ribellione e delle mille opportunità che oggigiorno ci offre per affiliarci al male: una lunga e studiata lista di anticonformistiche mode che hanno sedotto, risollevato, talvolta perfino messo contro e infine rigettato alla propria – se non peggiore – condizione orde di noi giovani frustrati ed incazzati che speravamo soltanto di poter alzare la voce. Peccato che oggi, il vero obiettivo si sia però perso per strada e che invece, l’unica cosa ad essersi in realtà alzata e ad esser sopravvissuta fino a noi, sia solo l’enorme quantitativo di etichette delle quali oggi siamo schiavi.
Questo, signori, il quadro generale della ribellione e del suo fallimento.